Il linguaggio è vivo e da sempre cambia e si evolve. Lo fa in base agli strumenti che utilizza ma anche in base ai cambiamenti sociopolitici e culturali.
L'IA cambia il nostro modo di comunicare
Chi lavora quotidianamente con le intelligenze artificiali generative si accorgerà di quanto imparino sempre meglio a comprendere le nostre richieste e a soddisfarle.
Ma se anche noi stessimo cambiando il nostro modo di scrivere?
Sara Parker ha scritto un articolo illuminante, apparso su The Verge e intitolato "Sembri ChatGPT", in cui riprende una ricerca affascinante del Max Planck Institute for Human Development: "Evidenza empirica dell'influenza del Large Language Model sulla comunicazione parlata umana".
I risultati sono sorprendenti.
Evidenza empirica dell'influenza del Large Language Model sulla comunicazione parlata umana
I ricercatori hanno esaminato 280.000 video di canali accademici su YouTube. Nei diciotto mesi seguenti il lancio di ChatGPT, termini come "meticoloso", "approfondire", "regno" ed "esperto" sono comparsi con una frequenza superiore del 51% rispetto ai tre anni precedenti.
Non sono coincidenze: queste sono esattamente le parole che ChatGPT tende a privilegiare nelle sue risposte. I ricercatori hanno verificato che non ci fossero altre variabili e hanno confermato il legame attraverso uno studio comparativo su 10.000 testi prodotti da umani e IA.
Il dettaglio più inquietante? Le persone non si accorgono di questo cambiamento linguistico.
Date un’occhiata alla vostra scrittura
Chi ama i periodi complessi, le frasi cariche di informazioni, le subordinate intrecciate, tende ad abbandonare questo stile e a scegliere frasi più dirette, coordinate, elenchi, espressioni concise e autoconclusive.
Non è solo l’AI a capirci meglio, è che noi, per farci capire, scriviamo “come lei”.
Il che non dovrebbe stupire perché, come esseri umani, possediamo straordinarie capacità di adattamento comunicativo e già Cicerone ci insegnava ad adattare la comunicazione all’uditorio.
Anche guardando alle ricerche sulla comunicazione interpersonale sappiamo da tempo che ci sincronizziamo naturalmente con i nostri interlocutori.
Quello che non sapevamo è che lo avremmo fatto anche con le macchine.
I ricercatori del Max Planck hanno sintetizzato così le loro conclusioni:
"Questi risultati suggeriscono uno scenario in cui le macchine, originariamente addestrate su dati umani e successivamente dotate di tratti culturali propri, possono, a loro volta, rimodellare in modo misurabile la cultura umana. Questo segna l'inizio di un ciclo di feedback culturale chiuso in cui i tratti culturali circolano in modo bidirezionale tra esseri umani e macchine."
Le implicazioni sono notevoli: rischiamo un'erosione della diversità linguistica e culturale, oltre alla possibilità di manipolazioni su larga scala.
E attenzione a questo punto. L’attività di pensiero critico e simbolico umana è strettamente legata al linguaggio, impoverendosi quest’ultimo si perde anche la nostra “capacità di ragionare in maniera profonda ed astratta”. Il retrocedere del linguaggio può (e anzi di sicuro lo comporta) far retrocedere la nostra capacità di pensiero.
Quindi?
Consapevolezza, uso ragionato degli strumenti, contromisure come lettura e controllo vigile.
Ma questo è solo il nostro consiglio...